“Interni
e paesaggi“
Carboncini e oli a monocromo
Questi monocromi ad olio ed
a carboncino, hanno per radice comune l'esplorazione del chiaro-scuro
e della luce attraverso lo sviluppo di due tematiche: gli
interni (con o senza figure) e il paesaggio.
Questa scelta ricorda per certi
aspetti le opere della scuola Scandinava della fine dell'ottocento,
in cui il trattamento particolare della luce, la ricorrenza
della tematica del paesaggio e degli interni, assumono una
valenza particolare.
Gli “interni" sono
intesi non solo come luogo della quotidianità e scenario
della vita familiare, ma soprattutto come ricettacolo della
vita "interiore" e quindi, per estensione, riflesso
di uno stato d'animo (il pensiero,
la melanconia, l'attesa, il ricordo). Le stanze, gli
oggetti, le figure sono colte nella loro intimità silenziosa,
attraverso un' illuminazione a volte diffusa, a volte velata
e soffice, contro-luce, o abbagliante.
L'uso della monocromia con
le terre e i grigi, ricorda per certi aspetti i dipinti di
Eugène Carrière, (1836-1905), nei quali le forme
sono avvolte dall'ombra con poche e sfocate luci. Nei paesaggi
maremmani invece, si possono riscontrare rimandi alle fotografie
di Eugène Atget, in particolare alle viste delle campagna
francese e alle foto di alberi. Una scelta legata alle radici,
all'infanzia trascorsa nella campagna dell'Ile de France,
sui bordi della senna.
Con un procedimento di lavoro
in negativo, cioè lavorando su una base scura, la ricerca
di Jeanne-Isabelle è stata quella di far emergere le
forme partendo dalla luce. Con questa tecnica, l'intento è
di ottenere una materia vibrante e duttile ad ogni tocco o
gesto, e di focalizzare meno sulle linee del contorno che
sulla resa dell'atmosfera. |