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Ransom Art Gallery interviews Jeanne Isabelle in her studio – Part 1.

Ransom Art Gallery interviews Jeanne Isabelle in her sculpture studio – Part 2.

Ransom Art Gallery interviews Jeanne Isabelle in her sculpture studio – Part 3.

Laurence Esnol Gallery – Une collection 2017.

 

Oltre (Sett/Ott 2017) L’intonazione degli elementi – di Adriana Soldini – PDF Articolo

Oltre Sett Ott 2017 Articolo mostra ArtArt

Area Arte (2016) – Presente Continuo. La scultura di Jeanne Isabelle Cornière – di Silvia Petronici – PDF Articolo

AreaArte Articolo Jeanne Isabelle Cornière
 

Giornale di Voghera del 19/10/2017 – Fascinazione della scultura contemporanea – di Cosimo Piovasco di Rondò

Articolo Giornale di Voghera

“Portfolio” introduction by Silvia Petronici

Jeanne Isabelle CornièreLa scultura nell’opera di Isabelle Cornière è un esercizio serio d’indagine sulla natura umana, i soggetti scelti sono immagini di un atteggiamento, di una posizione nei confronti della vita.  Sono ricordi e incontri.

Il tempo dell’infanzia è indagato con eleganza e profondità di pensiero come un luogo non solo della crescita ma della verità.

Il tema del ricordo e la dimensione biografica sono presenti nel lavoro che è condotto da queste istanze ad una cifra estetica sintetica e pulita dominata dal bianco atemporale del gesso  e interrotta solo da piccoli elementi colorati o da oggetti di vetro e carta.  L’elemento che esce dal nitore del gesso è quello che garantisce il radicamento, il qui e ora da cui origina e a cui ritorna la rêverie.

Intorno alla scultura, l’artista usa altri mezzi per proseguire la sua ricerca.  In particolare, la fotografia, usata come appunti e note e la pittura, come tecnica di meditazione. Gli acquerelli, infatti, sono realizzati secondo la  tecnica zen sumi-e con i pennelli da calligrafia giapponesi.  Una pittura gestuale che coinvolge tutto il corpo e necessita della ripetizione in molte serie dei soggetti scelti.  In questo senso è una pratica meditativa più che una tecnica pittorica, che mira al raggiungimento di una perfezione oltre il giudizio sul proprio lavoro.

Gli esiti formali di questo esercizio sono evidenti nella leggerezza che è in grado di trovare al gesto delle sue sculture, così come, contemporaneamente, nella profondità della loro presenza.

Tutto il lavoro di Cornière è un’estensione gentile della ricerca intorno a queste riflessioni.  Leggerezza e spessore, istante e tempo, ricordi e nuovi incontri.

Silvia Petronici, portfolio : https://www.dropbox.com/sh/903h6rpokroe933/5ovFJtnGr3

 

Lo stagno, installazione site-specific realizzata all’Orto Botanico di Firenze durante Connected, doppia personale, 2013, Firenze

 

Un, deux, trois…ciel , 2012Un, deux, trois, ciel ! Sculture in resina con base in legno

Le due bambine giocano, graziose, serie, comprese del loro gioco. L’espressione è, di nuovo, accattivante nella sua non scontatezza. Il nome francese del gioco e il fatto che « ciel » e « terre » siano scritti in francese indicano che potrebbe trattarsi di un ricordo autobiografico, anche se il gioco va ben al di là di un ricordo, se si tratta di giocare tra cielo e terra, tra vita e morte, tra al di là e al di qua ?

Diventa un gioco non meno metafisico delle bolle soffiate da un’altra bambina scolpita da JI, non a caso, emblema classico di vanità. Il serio ludere delle bambine non ha nulla di pedante : è quella serietà paradossale dei bambini che è un leitmotiv del lavoro di J.I Cornière. Le bambine si somigliano. Potrebbero essere gemelle. Le distingue però sia l’atteggiamento che il vestito. Una potrebbe far la parte della femmina, l’altra del maschio. La femminilità è affidata alla gonna e alle ballerine, mentre pantaloni e stivali connotano la maschilità dell’altra bambina dai capelli più corti dell’altra. La bambina-bambina si accinge a spiccare un salto ; viene ripresa in una fase se non attiva, pre-attiva (come la nuotatrice della Cuffia), mentre la bambina-bambino è in una fase contemplativa. Il gioco della marelle prevede quest’alternanza di azione/contemplazione a turno, ma fatto sta che l’artista, nel colorare gli stivali della bambina contemplativa la segnala inequivocabilmente alla nostra attenzione e si autoritrae da piccola come una che guardava ed aveva un rapporto peculiare col colore, emblematizzato da quel giallo sgargiante che stona col bianco spettrale delle bambine non più bambine, delle già o fu bambine. In questa scultura c’è la complicità tra sorelle, la serietà del gioco, la comunione d’intenti, la grazia dell’infanzia, ma anche il presentimento della differenza, il dolore della separazione.

C’è una grande coerenza nella produzione di JI per quanto lei si cimenti pervicacemente in tecniche e generi diversi come, tanto per fare un esempio ovvio, la scultura e la pittura.

Ora, la scultura di JI è pitturale nel senso che usa il colore, che viene arditamente inserito nelle sculture per focalizzare un accessorio per nulla accessorio : gli stivali gialli, la cuffia rossa, l’orsachiotto marrone, la trasparenza delle bolle di vetro… È pure scenografica nella sua capacità a suggerire un ambiente, una situazione, un luogo e un tempo.

Frédérique Verrier, autrice di Caterina Sforza et Machiavel, ed.Vecchiarelli

 

Jeanne-Isabelle Cornière ou l’art de la légéreté

Bien qu’elles en imposent, elles ne s’imposent jamais à nous, les statues de Jeanne-Isabelle Cornière.

Telles des ombres poreuses, ces dernières sont autant de personnages dont l’histoire n’est pas écrite de manière exhaustive…

En filigrane, entre les lignes émailleées de points de suspension, de profonds soupirs et de chaudes respirations, leurs histoires s’incarnent et se laissent toucher du regard – Non par le premier venu, mais par celui qui prendra le temps de les accueillir avec bienveillance.

De ces êtres d’un blanc immaculé émane une vulnérabilité capable de leur conférer de la noblesse. C’est leur fragilité qui, dans un acte de dépouillement absolu, s’offre à nos yeux et vient ébranler nos certitudes les plus solides. De ces certitudes, il ne reste plus qu’une matière friable, une poussière que l’enfant, soufflant à perdre haleine, disperse aux quatre vents. On embarquerait volontiers à bord de ce navire où mystères et souvenirs ne font qu’un.

Ces êtres ? On les surprend sur le vif, on devine les gestes qu’ils s’apprêtent à accomplir, on tente en vain de scruter leur regard errant quelque part entre ciel et terre… là où un mystère plus grand que nous est révélé.

Comme un souffle de vie, l’eau jaillit de toute part et coule dans leur veine… Fil rouge volant au vent, bottes jaunes ancrées au sol : la couleur, finement saupoudrée, vient ponctuellement rompre la candeur hypnotique.

Comme un poisson dans l’eau, une femme artiste se meut avec agilité dans l’atelier de sculpture où la force et la virilité semblent de rigueur. Et la magie opère… Entre les mains de Jeanne-Isabelle Cornière, la statue de bronze se fait plume, la vanité se fait bulle de savon, la transparence se fait présence, la légèreté se fait art.

Aurélie Barbuscia, dramaturge, 05/01/2017

 Souvenirs au vent , 2008

Dans sa blancheur immaculée, l’enfant paraìt Ricordi al vento, resina, vetro soffiatoaussi concentrée sur sa tàche que l’artiste sur son oeuvre. Tout son ètre semble mobilisé pour accomplir un miracle : faire apparaìtre la forme pure et trasparente de la bulle de savon. Pour cela aucun effort n’est à négliger. Il n’y a qu’à observer le petit poing serré du bras gauche comme supendu à l’action du bras droit, pour sentir la tension qui traverse l’enfant. Des pieds, bien ancrés dans le sol, à la tète, comme visée sur le cou, la petite fille se tient debout. La posture pourait paraìtre banale si la sculpture ne convoquait la gravité. Gravité de l’enfant à l’égard du jeu oublié de l’adulte, gravité du corps qui met au défi tout ce qui pourrait vouloir de déséquilibrer et l’écarter de la création. Car c’est bien de création dont il s’agit: Peut-ètre la plus légère dìentre toutes ne nécessitant qu’un peu de savon et de souffle pour se réaliser. L’acte encore une fois pourrait sembler anodin si sous nos yeux ne s’opérait pas l’étrange miracle de la transmutation. L’air enfermé dans l’hermétique plàtre – coffre humain poli, dépourvu de toute sophistication à l’apparente simplicité primitive – devient transparence cristalline. Par sa fragile membrane sphérique et aérienne, la bulle de savon, insuflée par l’enfant, réfléchit le monde. Ici se manifeste la promesse du rève alchimiste. L’accomplissement de l’impossible, les bulles de savon à jamais suspendues entre ciel et terre. Données à l’éternité.

Puisse-t-il en ètre ainsi de tous nos souvenirs.

Pauline Pons, autrice di Comment distinguer un chef-d’oeuvre d’une croùte, ed.Palette